La storia di Miradolo Terme
Il territorio di Miradolo Terme presenta una conformazione molto singolare è, infatti, l’unica zona collinare presente nella pianura padana (dal Monferrato ai Colli Euganei), ed è collocata a ridosso di tre province: Pavia, Milano e Lodi.
Le alture si ergono da 72 a 150 metri sul livello del mare e sono di origine strutturale, cioè formate dal corrugamento della crosta terrestre. La collina è costituita da argille e calcari pliocenici (undici milioni d’anni fa) e quaternari (un milione d’anni fa). Vi sono stati ritrovati importanti reperti fossili (conchiglie) nelle località denominate Valle dei pesci, Val conca e Sabbione, poiché milioni di anni or sono il mare, con un profondo golfo, occupava tutto lo spazio che oggi costituisce la pianura padana. Eredità di questa conformazione geologica sono: le zone paludose, recentemente bonificate, nella località denominata torba e le acque salso-bromo-iodiche presenti in tutto il territorio del paese e impiegate per cure varie presso lo stabilimento termale di Miradolo Terme.
Questa sua configurazione lo aveva reso zona privilegiata per gli insediamenti umani, documentati già dall’epoca neolitica. Nell’alto Medioevo, sul colle denominato Monte Aureto, venne costruito un Miratorium, cioè un osservatorio, dal cui nome latino pare derivare il toponimo del paese. Esso sorvegliava la cosiddetta Strada Regina, cioè la Romea, percorso obbligato per gli eserciti che guadagnavano l’antica sponda del Po. Nel 1530 la popolazione miradolese, proprio sul colle sede del Castrum, diede l’avvio alla costruzione di un Santuario dedicato a Maria Nascente. La Vergine è posta custode delle vigne e dei campi e protettrice benevola contro le malattie, la rovina e le desolazioni. Nel 1524, infatti, Miradolo, come i paesi limitrofi, era stato colpito dalla peste diffusa dagli eserciti imperiali di Carlo V impegnati nella battaglia di Pavia.
Le Memorie di S.Maria
In mezzo alle rovine di una antica torre di guardia, posta sul colle che guardava sopra le poche casupole del villaggio, gli abitanti adattarono in rustica maniera una cappelletta dedicata alla Madonna. Eravamo nel 1500 e dovettero passare circa cento anni perché il nobile proprietario terriero Schiaffinati si decise a mantenere una promessa della sua famiglia: edificare una vera e propria chiesa, un Oratorio, vale a dire un luogo per pregare, e pregare principalmente Lei, Maria, la Madre, consolatrice di quella gente impaurita, martoriata da guerre straniere, rapine, spoliazioni.
Gente sempre povera e sottomessa che stentava a mantenere decoroso quel luogo di preghiera. Ma proprio quella gente umile incominciò ad affezionarsi alla chiesetta. Si creò un rapporto, un legame di fiducia, di speranza accorata, di colloquio intimo, che rinasceva in tutti i momenti della disperazione e del sollievo, della paura e della gioia. Santa Maria diventò un sentimento! E la memoria di quel sentimento diventò un gene della popolazione, un’impronta che si trasmetteva ai figli, ai nipoti. I Miradolesi non dimenticano, mai, Santa Maria, in qualsiasi ora o vicenda della vita, sanno che c’è, sanno che quando ha bisogno di una cura, di un ritocco, devono dare, devono contribuire. Sanno che quando loro hanno una necessità, una pena, possono rivolgersi lassù, dove sta la Madre che veglia, che anch’Essa non si dimentica, mai.
I vecchi raccontavano i miracoli misteriosi del quadro della Madonna con il Bambino che si trova a Santa Maria. Ma il vero grande miracolo è proprio la memoria di Santa Maria, memoria nell’anima e nei pensieri, memoria che non si cancella. È vero, intorno al quadro c’è un poco di mistero, come del resto rimane mistero la confidenza del Bambino alla sua Mamma: la promessa della Grazia, la salvezza racchiusa nei simboli del frutto e del corallo, oppure il presentimento del dolore, della Croce?
Gli studi più recenti ci dicono che si tratta di un’iconografia ricorrente nella pittura sacra del 400 e 500 lombardo. Nonostante le varie manomissioni, che richiederebbero un attento restauro, è possibile intravedere l’influenza della scuola di Bernardo Zenale, pittore di Treviglio, attivo in Lombardia tra il 400 e il 500.
Il quadro appare a Santa Maria sicuramente alla fine del 1600, inserito nella splendida cornice dorata e intagliata di Carlo Antonio Lanzani noto per le decorazioni nell’Incoronata di Lodi.
Prof. Guido Peroni